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EVANGELION
Offerta Evangelion
Ebbene sì, è arrivato il momento di separarsi dai ricordi
lontani. C’è un momento nella vita di un ragazzo in cui bisogna
fare i conti con tutto quello che si è lasciato alle spalle. Perché
non puoi mai sapere quando e come la povertà temporanea ti colpirà.
Ebbene per me questo attimo è arrivato. Ho preso tutti i fumetti
che avevo, li ho contati e catalogati per bene: sono circa un’ottantina.
Mi tocca venderli: devo con mio sommo dispiacere dire e ribadire un concetto
importante: mi tocca proprio. Sono riuscito a perdere in una volta sola
circa 250 euro per una mia sbadataggine immane: leggi, ho dimenticato
la borsa con tutte le mie cose dentro, in treno, e non se n’è
più saputo nulla. C’erano un sacco di cose dentro, come portafoglio,
macchina fotografica digitale e dei libri della biblioteca. Che tristezza.
Ma quella più grande è ora, quando decido di separarmi dai
miei manga storici: do una rapida occhiata agli albi accumulati in questi
anni, i quali mi hanno fatto compagnia per tutto questo tempo... e i ricordi
iniziano a viaggiare nella mente, mi ricordo cose che credevo di aver
ormai dimenticato e sepolto sotto una marea di altre esperienze. Insomma,
poi l’occhio cade su un manga in particolare, del quale ho solo
pochi numeri: Neon genesis Evangelion, si chiama. Esatto, il manga ispirato
dalla famosissima serie animata della Gainax che in Giappone ha fatto
impazzire milioni di persone negli anni scorsi, a partire dal 1996, quando
vide la luce, per la gioia di tutti noi. Prendo a contarli: ho addirittura
i primi tre numeri della edizione Collection, che equivalgono a 6 numeri
sottili, quelli italiani, per dirla in breve. E poi il numero 6, l’11
e il 12, dell’edizione normale. Li guardo e mi chiedo perché
mai non li ho completati e collezionati tutti. La risposta non è
così semplice: se da un lato Evangelion è una serie avvincente,
ben disegnata e piena di misteri, d’altro canto il manga, che riprende
le linee guida della storia del cartone animato, discostandosi ovviamente
a lacsiare spazio a storie marginali che nella serie a puntate non hanno
avuto la giusta visibilità, non ha questa grande originalità,
per chi ha già visto l’anime. Credo che sia stato questo
il motivo principale per il quale quei numeri sono rimasti da soli, e
ormai i miei interessi si sono discostati notevolmente da quelli di qualche
anno fa: i manga sono solo un bel ricordo che conserverò vivo in
me. Sperando di vendere tutti i numeri che ho, anche a prezzi stracciati,
per ristabilire un po’ le mie finanze... e sperando anche che qualcuno
possa prendere quei numeri di Eva e unirli insieme agli altri, per dargli
il giusto prezzo che meritano.
Conoscevo un ragazzo, una volta, tanto tanto tempo fa. Si chiamava Alberto.
Era come me appassionato di cartoni animati e fumetti giapponesi. Sì,
lo so anch’io che si dovrebbero chiamare manga, ma scimmiottavo
il verso degli ignoranti in materia. Dicevo, questo mio caro amico di
tanto tempo fa, aveva proprio un sacco di manga e anime, comprati a caro
prezzo nelle edicole di tutta Italia. Era, si può dire, un vero
fanatico di queste cose. Difatti io spesso lo chiamavo, per farlo innervosire,
Otaku, che in Giappone è un termine con cui si indicano in senso
dispregiativo le persone fanatiche e ossessionate da qualche fenomeno,
come sono a tutti gli effetti quelli dell’industria dei fumetti.
Venne un giorno però in cui questo ragazzo, cambiò repentinamente,
tanto che nemmeno i suoi genitori lo riconobbero più.
Non era più interessato a stare in casa a leggere fino a notte
tarda i suoi adorati manga, per i quali, devo dire, spendeva un patrimonio!
Voleva uscire, andare in giro, si era tutto ad un tratto accorto che leggere
le storie che altri hanno scritto per lui, e non viverle, era un’esperienza
alla fine dolorosissima, per quanto evasiva potesse sembrare all’inizio.
Così la sua mente aveva staccato la spina da quelle passioni, e
stava ad un tratto ricominciando a vivere, a relazionarsi con gli altri
non nascondendosi dietro a delle pagine disegnate. Splendidamente, non
v’è dubio, ma sempre disegnate, non vere.
E un giorno venne da me, a casa mia, a trovarmi. Teneva in mano un sacchetto;
una volta entrato, dopo i classici saluti di rito, lo svuotò sul
tavolo e lì vidi: erano i suoi manga più preziosi, quelli
di Neon Genesis Evangelion, la collezione completa, mai aperta. Perché
lui comprava gli albi doppi: i primi li leggeva mentre gli altri li teneva
belli immacolati, da collezionare. E quindi quando mi disse che voleva
vendermeli, io ci rimasi male, per due ragioni: non avrei mai avuto i
soldi per comprarglieli, e poi anche se li avessi avuti, avrei rifiutato.
Non volevo vivere la mia vita tra le pagine di un manga, volevo essere
io l’unico artefice dell’esistenza mia, che era troppo breve
e unica per poterla sprecare dietro a finte vite che altri disegnano per
noi. Così rifiutai, e lui buttò nel cestino tutto. Fui contento
per lui che iniziava a vivere, e per me che avevo capito grazie a lui
una bella lezione. Però quegli albi di Evangelion credo valessero
un bel po’, eh.
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